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PASSIONE CARACCIOLA

HELGA ED IO - PT 3


Dopo avervi tediato con le mie dichiarazioni d'amore per Helga , è il caso che vi racconti la storia della serie W201, universalmente conosciuta come Mercedes 190.

L'idea di realizzare una Mercedes veramente innovativa rispetto al passato risale al 1973, ma i tecnici di Stoccarda iniziarono gli studi solo verso il 1976. Nell'anno seguente, il design della carrozzeria venne affidato al Team del Centro Stile della Casa diretto dal designer italiano Bruno Sacco, già in Mercedes da qualche anno. Scelta molto azzeccata considerando che le auto di Stoccarda disegnate da lui saranno ricordate tra le più belle di tutti i tempi. 

I primi test su strada iniziarono nella primavera del 1978 e durarono più di tre anni in ogni angolo del pianeta, dall'Alaska al deserto del Niger e furono massacranti sia per la meccanica che per… i collaudatori!
Nulla venne lasciato al caso, la nuova compatta Mercedes doveva diventare il punto di riferimento per la categoria: compatta si, ma sempre con l'affidabilità proverbiale delle vetture con la Stella. Ma doveva essere un'auto di svolta per la Casa di Stoccarda cominciando da una linea di carrozzeria completamente nuova che si staccasse nettamente dai canoni stilistici del passato e l'adozione, nella produzione in grandi volumi, di nuovi materiali plastici mai utilizzati prima di allora. 

La serie 190, codice interno W 201, venne presentata in Spagna nella primavera del 1982 e i giornalisti accorsi da tutto il mondo rimasero… sconcertati. La nuova "piccola" Mercedes aveva una carrozzeria aerodinamica e filante, un coefficiente di penetrazione di soli 0.33, un record per quei tempi, le cromature tutte sostituite da plastiche ad alta resistenza, dalle maniglie delle  portiere ai paraurti. Fu uno scandalo: una Mercedes coi paraurti in plastica? I puristi del marchio rimasero basiti ma la 190 piacque, e parecchio.

Il motore scelto per motorizzare cotanta meraviglia fu il classico M102 della serie 200 (W 123) declinato in due potenze: 90 cv a carburatore e 122 Cv a iniezione Bosch KE-Jetronic denominate 190 e 190 E, quest'ultima la preferita dai clienti che affollarono le concessionarie Mercedes per acquistare il nuovo modello. Grazie all'aerodinamica eccellente, la 190 E sfiorava i 200 all'ora nonostante l'indole del motore molto tranquilla garantendo dei consumi molto contenuti rispetto agli standard dell'epoca dotate della quinta marcia a richiesta però. Gli interni erano anch'essi realizzati con nuovi materiali plastici molto resistenti e piacevoli al tatto ma tuttavia, davano nell'insieme, un ambiente molto austero per non dire un po' povero; erano finiti i tempi delle plance con inserti in radica delle Mercedes 200 e 300. 

In realtà la 190 fu la prima automobile realizzata con acciai ad alta resistenza e l'adozione delle sospensioni al retrotreno Multilink, ovvero braccetti multipli che compensavano le deformazioni in accelerazione e frenata, una soluzione che le Case concorrenti adottarono molti anni dopo. Lo sviluppo della 190 costò alla Mercedes milioni di Marchi Tedeschi per fortuna ammortizzati dalle centomila unità vendute ad un prezzo piuttosto elevato per l'epoca, nel primo anno. Nel 1984, finalmente, arrivò la quinta marcia di serie tanto sospirata dai clienti, e l'anno successivo la produzione toccò quota un milione diventando la berlina piu' venduta in Europa. Nel 1987 venne presentata la sportiva 190 E 2.3 a 16 valvole inizialmente pensata per 5'000 esemplari. Ne vennero costruiti 11'000. 

Oggi è ricercatissima dai collezionisti insieme alla più estrema versione del 1989, con cilindrata 2500 elaborata da Cosworth che erogava ben 235 Cv, di quest'ultima si ricorda l'enorme alettone posteriore e le minigonne esasperate che pregiudicavano l'eleganza originaria della 190 ma che la rendevano aggressiva e unica. Oggi è valutata intorno agli 80'000 euro, se in buone condizioni. 

La serie W 201 uscì di produzione nel 1993 dopo oltre 1 milione e 800 mila unità; sostituita dalla Classe C  facendone la seconda Mercedes più venduta di sempre dopo la W 123 che passò i 2 milioni. Ancora oggi Bruno Sacco ritiene la 190 il suo lavoro migliore . Ne sono convinto anch'io.